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Massimiliano Vitti

Modelli, comportamenti e linguaggi di contrasto culturale alle mafie

Come una sorta di manuale, il progetto mostra, attraverso differenti espedienti visivi, come sia possibile attingere al vasto patrimonio culturale del Meridione italiano per costruire delle vere e proprie iniziative di contrasto al fenomeno mafioso e come spesso un’immagine sia in grado di costruire partecipazione e di riunire persone partendo proprio da codici visivi familiari e consolidati.

Tutto prende avvio dal progetto Un Ponte per la Memoria, che si propone di sperimentare e diffondere “modelli, comportamenti e linguaggi di contrasto culturale alle mafie” in Sicilia e Calabria, con l’obiettivo di sviluppare processi di conoscenza, memoria e “demitizzazione” delle mafie soprattutto tra le nuove generazioni, attivando modelli educativi multimediali ed esperienziali, di approfondimento, attraverso la creazione di mostre fotografiche, video-documentari e ricerche. Il documento zero da cui siamo partiti è stato Il ruolo degli operatori culturali di Claudio La Camera. Abbiamo studiato le origini delle principali organizzazioni mafiose e il loro linguaggio simbolico, abbiamo approfondito la figura del cantastorie e abbiamo indagato la simbologia del Meridione d’Italia fatta di francobolli, tarocchi, marionette, santi, carte da gioco, mostri, vulcani, monete e giganti, che abbiamo poi tradotto in ricerca fotografica e illustrazione (collage grafici). Abbiamo studiato Le Pietre d’inciampo dell’artista tedesco Gunter Demnig – realizzate in memoria dei cittadini deportati nei campi di sterminio nazisti – utilizzandole come spunto per ripensare delle pietre d’inciampo in ricordo di tutti coloro che hanno sacrificato la propria vita nella lotta alle mafie.

Il libro rappresenta un progetto aperto, nonché una raccolta inedita di testi e immagini afferenti al mondo mafioso e all’iconografia folcloristica del Meridione. Il libro infatti raccoglie, dopo una parte introduttiva di ricerca e racconto del fenomeno mafioso, una serie di possibili progetti futuri di antagonismo visivo. Dal car wrapping in stile “carretto siciliano”, alle mattonelle d’inciampo in ricordo dei morti di mafia. La ballata di Fortunato Sindoni su Peppi Fava diventa un inserto illustrato e il libro si chiude con una mappa dei caduti nella lotta alle mafie e per la democrazia.

Questo libro è il risultato di un lavoro complesso di analisi del fenomeno mafioso e dei suoi linguaggi di comunicazione, del contesto in cui vive e si nutre. L’obiettivo è quello di dimostrare come, attraverso una rilettura dei codici visivi della tradizione e l’arte popolare, sia possibile creare gli strumenti per una comunicazione profonda ed efficace, capace di portare un contributo reale alla diffusione di un’educazione antimafia.

Palazzo Vertemate Franchi

Il progetto di identità per il Palazzo Vertemate Franchi in Valchiavenna, una villa rinascimentale posta nel cuore delle Alpi, una delle più prestigiose ed affascinanti dimore cinquecentesche lombarde, è stato realizzato in occasione del “Concorso di idee per il marchio di Palazzo Vertemate Franchi in Valchiavenna” bandito dal Comune di Chiavenna in collaborazione con Aiap. L’obiettivo era quello di trasformare Palazzo Vertemate Franchi da monumento museale a patrimonio culturale per lo sviluppo.

La ricerca si è svolta principalmente sul sito del Palazzo, cercando di reperire quante più informazioni e immagini possibile di questo complesso rinascimentale nel cuore delle Alpi. La chiave di lettura è il forte contrasto tra l’esterno del Palazzo, con le sue linee eleganti e sobrie, e la fastosità degli spazi interni e, al contempo, questo estremo equilibrio tra interno ed esterno, uomo e natura.

Si è deciso di accostare metaforicamente il palazzo al disegno di un carattere tipografico, il PVF Display, le cui forme si ispirano proprio alla natura dicotomica della struttura. Da una parte c’è il cerchio emblema del codice naturale, dall’altra il quadrato, l’architettura, l’uomo e il raziocinio. Queste due forme si incontrano generando un set di glifi dal forte connotato simbolico.

La dicotomia uomo-natura è il principio su cui si basa il progetto identitario del Palazzo Vertemate Franchi. Una dimensione armonica e sinergica che, nel corso del Rinascimento, l’uomo ha trovato nel suo rapporto con l’elemento naturale: per astrazione, un cerchio e un quadrato che s’intersecano. Queste due forme diventano la base di costruzione di un carattere tipografico, il PVF Display, disegnato per comunicare in modo unico e personale le peculiarità di Palazzo Vertemate Franchi. I glifi nascono da un’analisi delle decorazioni e dei fregi presenti all’interno dell’edificio storico, in contrasto all’esattezza della struttura architettonica, più asettica e rigida. Il nuovo carattere può essere utilizzato anche per generare pattern decorativi: così facendo, ciascun glifo diventa metafora del Palazzo, un contenitore di arte e cultura.

Biblioteca Santa Cristina

Il progetto di identità per la Biblioteca Santa Cristina è stato realizzato in occasione del “Concorso di idee per il Logo della Biblioteca Santa Cristina Gela, Palermo”. Il progetto prevedeva la realizzazione di una proposta di logotipo e di tutta la comunicazione visiva associata alla nuova identità della biblioteca.

“Subito dopo l’architettura, è la tipografia a fornire l’immagine più caratteristica di un’epoca e la più forte testimonianza del suo progresso spirituale.” (Peter Behrens)

Partendo dall’affermazione del famoso architetto e designer tedesco Peter Behrens, si è deciso di realizzare un carattere tipografico che basasse le proprie forme sull’architettura di Santa Cristina Gela. In questo modo si fondono insieme i due linguaggi (quello architettonico e quello tipografico) in un carattere simbolico, nel quale le persone possono riconoscersi e riconoscere la città semplicemente passeggiando per le strade di Santa Cristina Gela.

Gli elementi architettonici fotografati sono stati poi trasformati in lettere. Nasce così un carattere composto da 53 glifi (wip) che possono essere alternati nel loro utilizzo, sia nella composizione testuale che nel logotipo, definendo un’identità dinamica fatta di simboli, di piccoli tasselli, della storia di Santa Cristina Gela. Ringhiere, tegole e mattoni si mescolano in forme sempre diverse, peculiari, molteplici micro-identità fuse in un’unica realtà, la biblioteca.

Nel logotipo questi simboli vengono mescolati alla tipografia istituzionale. La biblioteca diventa commistione tra antico e moderno, tra tradizione e futuro. 

Il progetto di identità si basa sulla costruzione di un carattere tipografico dal forte connotato simbolico, le cui forme derivano dallo studio dell’anatomia e delle architetture della città di Gela. Delle lettere a metà tra illustrazione e tipografia, che nel logotipo vengono accostate ad un carattere monospaziato in modo da ottenere una composizione sempre bilanciata, anche al variare delle lettere. Questo alfabeto infatti si mescola alla tipografia istituzionale, generando ogni volta un logotipo differente e determinando così la natura fluida e dinamica dell’identità progettata per la biblioteca.