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Tommaso Lodi

Modelli, comportamenti e linguaggi di contrasto culturale alle mafie

Come una sorta di manuale, il progetto mostra, attraverso differenti espedienti visivi, come sia possibile attingere al vasto patrimonio culturale del Meridione italiano per costruire delle vere e proprie iniziative di contrasto al fenomeno mafioso e come spesso un’immagine sia in grado di costruire partecipazione e di riunire persone partendo proprio da codici visivi familiari e consolidati.

Tutto prende avvio dal progetto Un Ponte per la Memoria, che si propone di sperimentare e diffondere “modelli, comportamenti e linguaggi di contrasto culturale alle mafie” in Sicilia e Calabria, con l’obiettivo di sviluppare processi di conoscenza, memoria e “demitizzazione” delle mafie soprattutto tra le nuove generazioni, attivando modelli educativi multimediali ed esperienziali, di approfondimento, attraverso la creazione di mostre fotografiche, video-documentari e ricerche. Il documento zero da cui siamo partiti è stato Il ruolo degli operatori culturali di Claudio La Camera. Abbiamo studiato le origini delle principali organizzazioni mafiose e il loro linguaggio simbolico, abbiamo approfondito la figura del cantastorie e abbiamo indagato la simbologia del Meridione d’Italia fatta di francobolli, tarocchi, marionette, santi, carte da gioco, mostri, vulcani, monete e giganti, che abbiamo poi tradotto in ricerca fotografica e illustrazione (collage grafici). Abbiamo studiato Le Pietre d’inciampo dell’artista tedesco Gunter Demnig – realizzate in memoria dei cittadini deportati nei campi di sterminio nazisti – utilizzandole come spunto per ripensare delle pietre d’inciampo in ricordo di tutti coloro che hanno sacrificato la propria vita nella lotta alle mafie.

Il libro rappresenta un progetto aperto, nonché una raccolta inedita di testi e immagini afferenti al mondo mafioso e all’iconografia folcloristica del Meridione. Il libro infatti raccoglie, dopo una parte introduttiva di ricerca e racconto del fenomeno mafioso, una serie di possibili progetti futuri di antagonismo visivo. Dal car wrapping in stile “carretto siciliano”, alle mattonelle d’inciampo in ricordo dei morti di mafia. La ballata di Fortunato Sindoni su Peppi Fava diventa un inserto illustrato e il libro si chiude con una mappa dei caduti nella lotta alle mafie e per la democrazia.

Questo libro è il risultato di un lavoro complesso di analisi del fenomeno mafioso e dei suoi linguaggi di comunicazione, del contesto in cui vive e si nutre. L’obiettivo è quello di dimostrare come, attraverso una rilettura dei codici visivi della tradizione e l’arte popolare, sia possibile creare gli strumenti per una comunicazione profonda ed efficace, capace di portare un contributo reale alla diffusione di un’educazione antimafia.

Isole dimenticate della laguna di Venezia

Con questo progetto ho voluto creare un isolario illustrato a mano che descriva, attraverso delle mappe espressive, la storia e la geografia delle 25 isole prese in analisi. L’isolario presenta il progetto di 50 vedute assonometriche, descrivendo un patrimonio ambientale unico, e dimenticato.
Queste isole, un tempo, furono metodicamente illustrate dai quattro maggiori maestri incisori del passato, che hanno ispirato il mio lavoro: Benedetto Bordone (1460-1531), Vincenzo Maria Coronelli (1650-1718), Antonio Visentini (1688-1782), Francesco Tironi (1745-1797).

L’Isolario è da sempre un oggetto appartenente al mondo della cartografia tecnica, destinato quindi ad un pubblico istruito e di settore, talvolta però, muta parzialmente la sua funzione, diventando semplicemente uno strumento di catalogazione “fotografica”, di semplice rappresentazione estetica di un patrimonio che merita di essere ricordato e valorizzato, come nei casi degli isolari di Vincenzo Coronelli, Antonio Visentini e Francesco Tironi. In questo caso, vengono aggiunti elementi di cronaca, aggiornamenti di tipo storico che si rivolgono ad un pubblico non specializzato e non nettamente definito. Oltre a queste antiche vedute parziali non abbiamo altro che ci aiuti a visualizzare come quei luoghi si presentassero. Basandomi quindi sugli isolari storici, sulle vedute del Guardi e su alcune antiche cartografie, sono potuto risalire, con buona precisione, all’aspetto che queste avevano in passato. Ho creato delle vedute assonometriche che rievocano i vecchi isolari tramite la tecnica del disegno al tratto, ma con un segno contemporaneo e di facile lettura.

Quello che ne scaturisce è un isolario disegnato a mano, aggiornato ai giorni nostri, che non ha più lo scopo di far risaltare bellezza, la sontuosa magnificenza architettonica della Serenissima, al contrario, vuol denunciare la disastrosa gestione del nostro territorio lagunare.

Le tavole sono realizzate su formato A3 con penne a china. Dopo aver ricostruito queste isole come erano nel 1500 e come sono oggi, ho raccolto le rispettive cronologie all’interno di un libro e in alcune cartine pieghevoli in formato 24x17cm, richiamando, sia come tipologia, sia come contenuti, un oggetto legato alla carto-nautica, anche se riproposto in chiave illustrativa.

Credo che avere sotto mano una raccolta di immagini che mostrano, con uno stile illustrativo contemporaneo, come fossero queste isole a quell’epoca ci faccia riflettere ancora una volta sul concetto di abbandono e sulla possibilità che questi spazi, una volta risanati, possano restituire a Venezia la vitalità originaria. Questo ci invita alla riscoperta di un territorio con una grande storia ed un grande potenziale per l’organizzazione di diverse iniziative. Il mio lavoro parte dalle piante del Catasto napoleonico e dal confronto tra le diverse vedute del passato per determinare le altezze degli edifici in analisi in assonometria. Tra il ’500 e il ’700 è accaduto che essi cambiassero funzione, ma i loro impianti sono quasi sempre rimasti inalterati, eccetto per alcuni, dove è stata fatta un’operazione di sintesi visiva, dando priorità alla funzione iniziale dell’edificio.