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Una retrospettiva sull’opera dell’illustratore Lucio Schiavon e un percorso declinato sul tema Kids, realizzato ad hoc per il festival.

La breve storia di quasi tutto

21 novembre - 21 ottobre 2022

Exhibition

Lucio Schiavon è un illustratore e graphic designer nato a Venezia nel 1976. Ha collaborato con Fabrica, La Biennale di Venezia, Agenzia Armando Testa. Illustra Libri per la casa editrice Nuages di Milano e ha esposto alla Fondazione Bevilacqua La Masa. Ha vinto International Motion art Award di New York e l’Interfilm Festival short Movie di Berlino 2015 con due diversi cortometraggi in animazione.

All’interno della settima edizione del festival Graphic Days® è stata realizzata la prima personale dell’illustratore Lucio Schiavon presso Spazio Musa, dal 21 settembre al 21 ottobre. La realizzazione del catalogo è stata ispirata al suo approccio creativo: le sue opere, eterogenee per tecniche e supporti, sono state raccolte all’interno di una scatola, come oggetti preziosi da custodire.

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Autentico flaneur dell’illustrazione, ama aggirarsi nei meandri della sua immaginazione portando a spasso per il foglio matite e pennelli, anzi sguinzagliandoli in un tratto istintivo e vitale. L’animo lagunare lo rende naturalmente incline alla rappresentazione del possibile, dell’inaspettato, dell’immaginario. Ama raccontare in forma diversa ciò che comunemente viene dato per scontato.

La densità delle sue illustrazioni è un invito a perdersi, per ritrovarsi. Per lui disegnare è un esercizio di sottrazione: ordinare e filtrare l’inevitabile caos del suo archivio mentale di pensieri e immagini, anche grazie all’imprescindibile accompagnamento musicale, che dà ritmo al suo segno. Di fronte alla bulimia di stimoli quotidiani, affronta il difficile compito di selezionare, scartare e sintetizzare per dare vita alle sue opere.

Fra i suoi soggetti più ricorrenti, le Città Immaginarie, spazi urbani psicogeografici che invogliano ad una rigenerante deriva dello sguardo. Interpretato in senso sociologico, il suo linguaggio visivo ha un potere “degentrificante”: non rappresenta una città specifica, ma il concetto stesso di città, idealizzando lo spazio urbano che è raccontato tramite giungle di dettagli, motivi e sovrapposizioni cromatiche.

I colori brillanti si alternano al tratto in bianco e nero che attraverso grovigli di linee raffigura sguardi, volti e persone per mostrare l’altra faccia della città, l’umanità che la abita. Il risultato sono immagini naïf, inaspettate ed eccessive, quanto la raffigurazione della realtà guidata dagli occhi delle bambine e dei bambini.